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Colleziono da sempre riviste vintage. Su un vecchio Vogue tenuto con cura nella mia libreria c’è una delle immagini che preferisco in assoluto: Jacqueline Kennedy in abito da sera, indossa sandali e un trench ben stretto in vita. E’ semplice, elegante e raffinata. Su un altro numero c’è invece l’insostituibile Jane Birkin sempre con un trench, jeans, ballerine, borsa di paglia e un’aria assolutamente spontanea. Un po’ elegante, un po’ sportivo, fondamentale per la mezza stagione e sicuramente un must nel guardaroba di ogni persona. Riflessivo e preciso, non conosce né tempo né genere. Mi riferisco al trench, l’iconico impermeabile che nasce nel 1930 come capo per l’esercito inglese (il nome originale è infatti “trench coat” che tradotto letteralmente significa “cappotto da trincea”) ma che svestirà presto i panni militari per accompagnare la vita cittadina londinese e divenire una vera e propria icona di moda sia maschile che femminile negli anni ’40. Amato nella sua linea più androgena da dive come Marlene Dietrich, Greta Garbo, Katharine Hepburn e Brigitte Bardot, e reso estremamente femminile dalla profonda sensualità di Marilyn Monroe, il trench vestirà tutte le donne con un pizzico di ambiguità.Greta-Garbo-Marlene-Dietrich-trench Trench-brigitte-bardot

E’ infatti Yves Saint Laurent a puntare tutto su questo capo lanciandolo nel 1965 come simbolo femminile strappato dal guardaroba maschile esattamente allo stesso modo dello smoking e dei completi gessati da lui tanto amati. Ricordate Catherine Deneuve nel film Bella di giorno (Belle de jour) di Luis Bunuel? Lei, bella e perversa, indossava un trench che sarebbe diventato di li a poco il simbolo sexy di quegli anni. Era perfetto e lo divenne per molte donne. Nel corso degli anni il capo ha subito molte modiche ed è stato realizzato in tutti i modi possibili: esageratamente sexy, in pelle, in camoscio, gabardine, pizzo, vinile, ma l’immagine che per sempre resterà nel nostro ideale è quella della versione classica in cotone color kaki che avvolge la donna con i suoi rever e la stringe delicatamente con la cintura vestendola con discrezione. Lo indosso sempre in questa stagione e ha il potere di farmi sentire elegante e al tempo stesso informale, mi avvolge e mi protegge dal vento e dalla pioggia. Un elemento prezioso per me, da trattare con cura, e Miele lo sa così bene al punto di aver creato il programma impermeabilizzazione che, combinato con lo specifico detersivo, è in grado di restituire al tessuto la sua caratteristica originale idrorepellente, proteggendolo da acqua e vento. E siccome a tutti piace essere sostenibili esiste  la pratica soluzione in capsdetersivi monodose che non ci vincolano all’acquisto di grandi flaconi per quei lavaggi o trattamenti occasionali,  dedicati a tessuti o trattamenti speciali. E se trench va a braccetto con “ben stirato”, sappiate che “refresh vapore” is the new black. Si tratta di un programma che rinfresca i capi, distendendone le pieghe. Praticamente una sorta di Spa per i vostri abiti che toglie anche gli odori di fumo o del ristorante. Siete stati a cena da zia Assunta e vi sentite come se l’aveste cucinata voi la parmigiana di melanzane? Avete fatto visita alla vicina di casa e quei 10 minuti sono bastati per creare un tutt’uno con il minestrone che stava preparando? Siete andati a mangiare nel vostro fusion preferito e vi sentite come un surimi fritto vagante? “Refresh vapore” è quel che fa al caso vostro. Ripetetelo come un mantra. Perché rilavare un capo quando non è stato sporcato se possiamo farlo tornare come nuovo in soli 18 minuti ed averlo subito pronto all’uso? Facile a dirsi e a farsi.

Se avete perso la prima puntata di The Washing Diary dedicata alla camicia bianca, cliccate qui.

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