Polpettone-al-tacchino

Ho iniziato l’anno con la sensazione di aver un peso da togliermi. Sapete come succede?
Certo che si, direte, come l’astuccio con il centro estetico e l’ospedale, che mi trascino dietro da anni rinnovando con cura cerotti e prodotti secondo le scadenze, ma che avrò aperto si e no due volte in sei mesi! Insomma, ci portiamo dietro tante cose inutili. Come i sensi di colpa.

Se la vita fosse un lungo viaggio, non sarebbe meglio alleggerirsi strada facendo? Così nel polpettone di ricordi del mio aver “amato male”, e tra i vari sensi di colpa, ho pescato quello che mi tornava su più spesso e ho scritto a quel fidanzato che avevo mollato senza troppe moine quasi sedici anni fa per chiedergli scusa più per i modi usati quanto della decisione in sé. Ma intanto che c’ero, non ho potuto non prendere:

-250 g di tacchino avanzato e come un vecchio fidanzato tritato;
-100 g di mortadella di Bologna rossa di vergogna sempre tritata;
-100 g di ricotta di pecora nera;
-un “pugno” allo stomaco di prezzemolo tritato;
-2 cucchiai di parmigiano;
-2 uova fresche;
-2 bicchieri di vino bianco (uno per la ricetta, uno per farvi coraggio);
-olio extravergine d’oliva.

Montate con la frusta la ricotta con le uova e il parmigiano e premete invio al benedetto messaggio in cui avete scritto chi siete e cosa volete. Magari chiarite subito che si tratta di scuse e non di soldi presi o dati.
Aggiungete sale pepe, la mortadella che siete, e il tacchino che era lui insieme al prezzemolo. Impastate i ricordi fino a formare un “polpettone” che avvolgerete in carta da forno.
A questo punto vi sarete pentite, ma il polpettone e bell’e fatto perciò non resta che ingannare l’attesa aprendo la carta e rosolandolo da ogni parte in una teglia (adatta anche al forno) a fuoco medio dopo averlo legato con lo spago da cucina.
Aggiungete il vino e infornatelo nel forno già caldo a 180° C per un’ora circa.
E’ stato esattamente il tempo in cui ha risposto, con mia sorpresa senza mandarmi al diavolo. Ero sul punto di sentirmi meglio quando ebbi l’impressione che ormai si fosse “affezionato alla sua tristezza”. Il suo ultimo messaggio finiva dicendo: “Comunque ti ho amato sul serio.” Non posso negare che il senso di colpa per aver troncato con lui tanto nettamente si era decisamente attenuato sentendolo tanto mesto, e la parte migliore di me non ebbe il coraggio di dire altro che un improbabile “Grazie, abbi cura di te”. Quella che invece ama male nel post scriptum scrisse: “non è che comunque potresti farmi avere le foto del carnevale in cui ho vinto il premio per la maschera migliore?”.
Il polpettone è un piatto semplice che si fa con cose “avanzate” e che può durare qualche giorno perché come un ricordo amaro ne basta poco per esserne più che sazi.
Esattamente come certi amori sfortunati, le borse pesanti, i sensi di colpa e le pessime idee, il polpettone, ha dentro tutto quello che serve ma non può essere “alleggerito” con scuse o ingredienti light. Perciò se fate un polpettone o prendete una decisione dolorosa, non sorprendetevi di sentire un certo peso allo stomaco e fate come con la vostra borsa: portatelo convinte che vi serva a realizzare il vostro viaggio, ma soprattutto senza guardarvi più indietro.
La Jole adora la malinconia di certi ricordi, ma ha capito che il passato è come il peperone: si ripropone, ma bisogna digerirlo prima o poi.

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