Jole-e-amicizia

“Prendi l’amico tuo col difetto suo” diceva la mamma di una mia amica. Facile a dirsi, ma poi lo facciamo davvero? Quando il difetto dell’amico è da considerarsi intollerabile?
La Jole in amicizia è attratta da persone che amano male, ma intensamente quanto lei.
Le riconosce per la naturale tendenza al caos che condivide fuori dalla sua cucina, e le avvicina pizzicandole con lo humor, o lasciandosi avvicinare se queste si mostrano intraprendenti.
Negli uomini la Jole apprezza l’imbarazzo, ma pretende audacia dalle donne. La donnina accomodante e sussiegosa la annoia, e l’omino ganassone la intristisce.
Amando male (e sapendolo) la Jole si mostra flessibile coi suoi amici e le loro intemperanze, così può accadere che accolga la lagna cercacoccole di un’amica che non ha niente di grave, e parta alla volta di casa sua con la pignatta di orecchiette alle cime di rapa ancora calde.
Oppure succede che la Jole permetta all’amico del cuore di assaggiare la pietanza ancora in pentola imboccandolo con un pizzico di malizia per poi scacciarlo con lo strofinaccio come si fa con le mosche (gli uomini adorano essere maltrattati).
Ma guai a farla sentire di troppo o scontata! Perché la Jole sta in cucina volentieri come una pentola, ma soffre la costrizione dello sgabuzzino buio come una scopa!
In quei casi la Jole non teme la perdita, non fa sconti, e trascura persino le buone maniere apostrofando i malcapitati con aggettivi degni del suo repertorio portuale, dopodiché volta loro le spalle, si scusa con i presenti se accade in pubblico, e si ritira nelle sue distanze. Certamente la rottura di una amicizia non è cosa da poco e la parte nobile della Jole non lascia che avvenga per semplici “divergenze di opinione” ma, laddove lo ritenga inevitabile o lo debba subire, è pronta a pagare di tasca propria il suggello di un addio. In amicizia come in cucina occorre non esser tirchie signore mie!
L’amico/a per la Jole è il custode delle proprie debolezze, di piccole meschinità e di quella parte di noi troppo “tenera o incompleta” di cui siamo fatti tutti, ma che non a tutti possiamo mostrare. Quella “conserva umana” conquista un posto nella dispensa morale della Jole, che ne detiene la chiave e la protegge dagli sguardi indagatori e indiscreti del mondo.
Così anche la Jole affida a suo tempo la custodia del suo amar male agli amici più cari, fiduciosa che proprio ciò che di noi è imperfetto ci renda più umani e prossimi, più amorevoli e pazienti.
Puoi andare al cinema con qualcuno a cui piace lo stesso film, ma sarà solo un “conoscente” se una volta terminato penserai: “speriamo non mi abbia visto piangere”.
Sono conoscenti anche coloro con cui non possiamo litigare, coloro a cui non raccontiamo altro oltre a quello che va bene, o coi quali ogni incontro ci lascia senza una risposta o una nuova domanda. Vanno bene anzi benissimo, ma la mamma della mia amica diceva che c’è un tempo per “ogni cosa” e l’amico tuo è colui che col difetto suo quel tempo lo mette a disposizione incondizionatamente.
La Jole in amicizia:
-fa ragionamenti complicati, ma accetta che ci si rida sopra;
-vuole la verità ma anche tempo per riconoscerla e digerirla (e ne lascia all’altro);
-dà ai difetti onesti un valore aggiunto e li custodisce come se fossero suoi (infatti li dimentica);
-non sa farsi i fatti suoi, ma sa tenere un segreto (meglio se inconfessabile).
La Jole è fedele come l’arma dei carabinieri, feroce come un cucchiaio di Wasabi, ma soprattutto la Jole nell’amicizia non finge che uno sbadiglio sia solo stanchezza o colpa del vino.
“Prendi l’amico tuo col difetto suo” diceva la mamma di una mia ex amica che nonostante tutto perdonerei ancora.

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