Jole-e-il-condominioLa Jole si pone nei confronti della vita condominiale con spirito curioso. Ben lungi dall’essere impicciona ha tende acconce alle finestre, ma se vive in una villetta alza siepi ben curate che proteggano il suo privato senza ostacolarle lo sguardo.
A differenza delle pettegole, la Jole non racconta ciò che vede, ma lo annota mentalmente qualora le sia utile. Come quella volta che la “Hollywood” (la signora bionda e affettata appena arrivata) mi chiese come fosse l’abitato dal momento che sarebbe venuta a vivere nell’appartamento sfitto davanti al mio. Lei lo chiese con aria snob, io risposi con garbo e un sorriso, invitandola da me a prendere una bibita fresca.
Qualche mese dopo mi innamorai delle tende da sole del suo balcone e andai per chiederle informazioni, dal balcone mi liquidò frettolosamente come si fa coi rompiscatole con un laconico: “ha fatto tutto mio marito, mi scusi oggi non ho tempo”. Suo marito? Ma era chiaro che la “Hollywood” non avesse un marito, lo diceva la corda dei panni stesi. Non feci un plissé, e me ne tornai a casa a meditare.
Senza fretta, un giorno di molto tempo dopo, la incontrai da sola in portineria e le dissi che avrebbe dovuto essere più cortese con chi l’aveva accolta a casa sua . Lei rispose frettolosa: “io non sono mai venuta da lei”.
Fu sufficiente rammentarle sottovoce le orribili scarpe dorate da tennis, la maglia stampata lurex troppo stretta, la borsetta tarocca e l’orario insolito in cui suo “marito” le faceva visita settimanalmente per un paio d’ore, per vederla sbiancare tutta d’un tratto (la Jole sa essere invisibile se vuole). Il giorno dopo nella casella della posta trovai l’indirizzo utile per le tende da sole e mille sorrisi falsi ad ogni incontro, a cui rispondo ancora oggi con un cenno del capo senza togliere nemmeno i miei amati occhiali da sole fumé anni ’60.
Nel mio condominio ci sono donne che spesso trascurano se stesse per accudire la famiglia, donne anziane che custodiscono la memoria storica del quartiere, e qualche balenga rumorosa che colora il cortile coi suoi eccessi, ma tutte condividono con me le loro gioie o dolori perché io non manco mai di riconoscere il loro valore e di scambiare qualche parola di incoraggiamento se le vedo giù di tono.
Le saluto come signore perché io so quando i loro mariti non le rispettino o i figli le addolorino, così come vedo quando sono pettinate e felici per un nuovo abito al mercato della domenica. Partecipo con loro al mistero delle donne “invisibili” che in ogni condominio passano inosservate, ma sono in realtà le fondamenta del palazzo come della società maschile che le ignora.
Men che meno queste donne autentiche, dolci e salate, si lasciano incantare dalle maniere fasulle della “Hollywood” o di quelle come lei che, diciamolo, in fondo sono solo patetiche figure femminili diventate anziane ma vestite da ragazze capricciose, che vivono sole perché i loro “mariti” non lasciano le “vere” mogli e  a furia di fare le stronze con le donne invisibili sono costrette anche a bere il caffè amaro se lo zucchero finisce.
Ognuna vive come vuole, sia ben chiaro, ma per guardare gli altri dall’alto in basso bisogna essere stelle o astronauti, ma soprattutto la Jole pensa, come dice un suo caro amico, “che l’unico modo per guardare un altro dall’alto al basso sia per tendergli una mano”.

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