Jole-semolino-img-post

“Mi ricordo montagne verdi e le corse di una bambina” ma se siete più giovani sarà difficile che abbiate questi stessi ricordi perché raramente oggi i bambini possono correre per i prati come facevo io.
Eppure, certe volte, la nostalgia prende il sopravvento soprattutto in quelle giornate piovose di fine inverno, giornate grigie e opache in cui ti vai a guardare vecchie foto chiedendoti se sei quella che volevi essere. Succede anche a me. Si dice che nei giochi instancabili che si fa da piccoli vi sia già ciò che dovremo fare da grandi.
I vostri ricordi che sapore hanno? In che cosa eravate bravi?
I miei ricordi sanno di latte, di emmental nel quale mi piaceva infilare le dita, e di semolino. Il mio gioco preferito era il pastello a cera. Colorato, morbido e profumato, lasciava un tratto impreciso e grasso che mi piaceva toccare con le dita.
A proposito di colori, quando fuori (o dentro) è grigio fate così:
-125 g di semolino ( lo so che lo mangiate di nascosto);
-500 ml di latte;
-3 tuorli;
-burro q.b.;
-40 g di emmenthal;
-40 g di parmigiano;
-50 g di spinaci;
-1 cucchiaio di concentrato di pomodoro;
-sale.
Dividete latte, burro e semolino in tre parti uguali. Portate a ebollizione la nostalgia di latte con le parole di burro, e versate la pioggia di un terzo di ricordi di semolino. Cuocere mescolando per dieci minuti. Poi mettete il composto in una ciotola coprendo con la pellicola a contatto.
Ripetete altre due volte l’operazione usando una volta il latte frullato con gli spinaci, e l’altra con il concentrato di pomodoro.
Come all’asilo avrete tre composti colorati come la bandiera italiana. Al composto verde aggiungete un po’ di emmental, agli altri il parmigiano. Appena intiepidiscono aggiungete un tuorlo ad ognuno.
Inumidite (di lacrime) un piano e stendete i tre impasti .
Come facevate al mare con la sabbia e il costumino di spugna, ricavate con un bicchiere capovolto o una “formina” tagliapasta tanti tondini e disponeteli alternati in una pirofila unta. Copriteli col formaggio che preferite. Io ad esempio non metto il sale negli impasti e lo copro con la ricotta salata. Non vi sentite già più allegre?
Cuoceteli in forno caldo (180-190 ° C) finché non saranno dorati come le chiome della bambola che amavate. Un tocco di colore vi impedirà di mangiare uno scialbo semolino qualsiasi, intanto che scorrendo l’album delle foto (la Jole e’ cartacea a oltranza) o quei diavoli digitali moderni cercherete ciò in cui eravate bravi. Che sorpresa fu per la mia mamma vedere scritto “ti voglio bene” sul muro della sua camera, e che sorpresa fu per me, scoprire che il bel pastello a cera sul comò di mamma si chiamasse “rossetto”!
Si, da piccoli siamo già tutti bravi a fare qualcosa che oggi abbiamo dimenticato di saper fare: usare la fantasia per dire “ti voglio bene”. Perché non farlo dunque anche in cucina?

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