Campari-barman-competitionLa Campari Barman Competition, arrivata alla sua quarta edizione, ha eletto come vincitore Alessandro Pitanti e la sua rivisitazione “social” di un grande classico: l’americano. Con i suoi capelli rossi, il sorriso di chi sa intrattenere e una grande sicurezza sul palco, ha convinto la giuria al momento delle votazioni grazie a “Sfumature di Americano”, un cocktail all’interno del quale i tradizionali ingredienti dell’Americano, Campari e vermouth, si fondono con un infuso di fiori d’arancio, camomilla e zenzero. La peculiarità di Sfumature di Americano è la possibilità di essere personalizzato da parte del consumatore con l’aggiunta di alcuni ingredienti a piacere, per fornire un’esperienza sensoriale unica.
Come potete notare dalla foto io facevo parte della giuria di comunicazione in compagnia del celebre bartender Salvatore Calabrese, detto “The Maestro”, e di Dario Cuccurullo, responsabile della Campari Academy. Davanti ai nostri occhi i tre finalisti si sono esibiti nella creazione del proprio cocktail, mentre un’altissima Cristina Chiabotto accompagnava la serata con simpatia, dolcezza e così tanta voglia di mettersi in gioco da realizzare assieme a me un Americano con i fiocchi! Alessandro, che oltre a essere talentuoso è anche gentile, ha risposto a tutte le mie domande.

Campari-barman-of-the-year-alessandro-pitanti

-Raccontiamo a tutti i lettori la tua idea per l’Americano del futuro?

L’Americano del futuro è un concetto, non una ricetta. Infatti potrebbe anche non essere fondamentalmente un Americano. Prima di realizzare un cocktail si dovrebbero tenere in considerazione diversi fattori, come analizzare il target degli ospiti da servire e dividerli in categorie. E solo successivamente abbinare ogni categoria a un sapore o un profumo, a una particolare tecnica o servizio. Credo che il futuro sia l’interazione, e voglio spostare il focus sull’ospite per lasciarlo libero di “giocare” con i suoi sensi. Questo è “Sfumature di Americano”.

-Hai creato quindi un drink che è una proposta sartoriale costruita su misura per ogni cliente. Con quali sapori cercheresti di deliziarmi?

Anna, se ti avessi al mio banco opterei per un punch lasciandoti il “mestolo” in modo che tu possa riempire personalmente le varie tazze. Tu sei una big della condivisione e se ci pensi bene, prima di internet, la socializzazione e la condivisione a un bar era rappresentata benissimo da una bella bowl di punch. Perciò ti servirei il cocktail proprio in questo modo! Gli ingredienti? Giocherei su un mix di sapori dal mondo: tequila messicana, oleo saccarum di agrumi (un’estrazione di oli essenziali dalle bucce degli agrumi tramite zucchero), un tè nero cinese completato da un bel touch di champagne. E poi frutta e fiori per completare la presentazione.

Alessandro-Pitanti-Campari
-Le persone ti ispirano. Quali sono i lati che tieni in considerazione per la creazione del cocktail perfetto?

È difficile da spiegare, io vado a sensazione. Generalmente mi baso su piccole regole personali come per esempio età, sesso, stile di vita, momento della giornata in cui si presenta al locale, stato d’ animo. La mia mente è una raccolta di dati che poi analizzo per osare con un tocco personale. È intuito, e l’interazione con il cliente è la base di tutto. Solo parlandoci e guardando riesci a capire e, successivamente, a “cucire” un drink su misura per ogni ospite.

-Che rapporto hai con Campari e quanto questa esperienza cambierà la tua vita professionale?

Campari è il primo prodotto con cui ogni barman entra in contatto. Generalmente all’inizio si fa fatica a capirlo, fa parte dell’evoluzione gustativa che avviene con l’età. I gusti cambiano, la percezione dei sapori si evolve. Il bitter è in natura un sentore di allerta per il nostro organismo, campanello di allarme alle sostanze nocive. Il corpo umano è più portato al dolce fin dall’infanzia. Ma la persistenza e la complessità di Campari è inconfondibile, un mix perfetto di notte fruttate e speziate che coccolano e picchiano il palato allo stesso tempo. Una giostra di dolce/amaro! La serietà e la grandezza di Campari credo siano evidenti a chiunque e il mio rapporto con Campari Academy comincia nel 2015 con la prima qualificazione alla finale, dove non riuscii ad arrivare tra i primi 3. Quest’anno sappiamo come è andata a finire. L’idea di cominciare un anno di collaborazione con Campari mi esalta. Grinta e passione non mancheranno!

Campari-competition-chiabotto-Ami cucinare? Se sì che piatto serviresti con un Americano?

Adoro cucinare! E’, secondo me, parte del lavoro del barman. Anche noi “cuciniamo”, anche se per arrivare a prodotti liquidi. Gli abbinamenti di sapori sono una chiave comune e a me piace sperimentare. Con un Americano abbinerei un piatto con le stesse caratteristiche, ovvero un mix dolce/amaro, con una punta di acidità. Lo servirei con straccetti di pollo croccanti alla birra e lime, una nota luppolata-amarognola sul finale accompagnata dall’acidità del lime e alla dolcezza del pollo.

-Cocktail come forma di socializzazione. Quanto sei social?

Il cocktail è un segno di socializzazione di per se. In primis per l’ambiente in cui viene viene servito, che è un luogo di aggregazione e scambio di idee ed esperienze. Io sono abbastanza social, uso regolarmente Facebook e Instagram, ma su Twitter sono una frana, non mi ha mai preso davvero.

 

Grazie Alessandro! In bocca al lupo per la tua nuova carriera!

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*