“L’appetito vien mangiando e la sete se ne va bevendo!”
Dovete sapere che questa è la frase con la quale mia zia inaugura sempre ogni pranzo, cena o merenda che sia. Ma io, dopo ieri sera, ho qualcosa da ridire. Ti consiglio, cara zia, di cambiare il motto (che tra l’altro tutti sanno non essere tuo ma provenire dal libro di un filosofo francese, anche se tu lo neghi continuamente) trasformandolo in “l’appetito vien mangiando e la sete aumenta bevendo”. Va bene che un bicchiere di vino tira l’altro, ma qui è davvero il caso di dire che una bottiglia di vino ne attira un’altra e così via, fino a svuotare la mia piccola cantina. Non credevo che lo stomaco dei miei amici fosse così capiente, direi che siamo circa sui 1000 ml pro-capite. Insomma un investimento vero e proprio se si decide di offrire loro una cena. Sarà stato il sapore squisito di quel tenero arrosto che con il vino rosso si sposava benissimo ma quando è troppo è troppo. Amici, la prossima volta che vi invito a cena dovrete mostrare al video-citofono quante bottiglie di vino vi siete portati e solo allora deciderò se farvi entrare. Nel caso la mia risposta non fosse affermativa potete sempre farvelo da voi l’arrosto. La ricetta è qui sotto. Magari invitatemi..
SHARE ON:Oggi vi voglio raccontare una fiaba..
C’era una volta un ricco intellettuale che, su prescrizione di un medico assai assurdo, consumava polvere d’oro durante i suoi giorni. La credenza dell’epoca voleva che quel prezioso materiale fosse l’unico antidoto contro la vecchiaia e il segreto per una vita eterna. Quel ricco intellettuale (più ricco che intelligente) era molto bizzarro e credulone. Portava baffi vaporosi per essere protetto dall’invidia e lunghi capelli ricci per tenere lontano ogni sortilegio. Il sonno della sua ragione lo aveva portato a creare dei riti ai quali non poteva mancare. Per ottenere più fortuna dalla vita, la servitù gli preparava all’alba un infuso di oro, mandragora e cannella, da bere tenendo stretto il bicchiere nelle mani e pronunciando la parola magica “ANUTA-LI” per tre volte. Ogni Martedì, per avere più denaro nella vita, metteva in una scatola di legno due monete d’oro, un anello d’argento, cinque semi di girasole, un cucchiaio di zucchero e una pietra raccolta nel fiume. Chiudeva tutto con una filo di seta blu e lo lanciava nel dirupo più ad Est della città. Per trovare l’amore della sua vita, scriveva ogni giorno con l’inchiostro magico blu il nome di una donna su un biglietto di carta bianca, lo arrotolava a un pezzo di radice e lo fissava con una catena (naturalmente d’oro) per tenerlo sempre in tasca dalla parte del cuore. Per vincere al gioco si recava alla mezzanotte di ogni luna piena nel luogo dove crescevano i quadrifogli e li annaffiava con latte mischiato a vino in una brocca d’oro pronunciando le parole magiche “SASSAX-KAN-LIAN”. Infine mangiava ogni sera a cena tenere fette di carne impanate di polvere d’oro come segno di prosperità. L’intellettuale (più ricco e credulone che intelligente) a causa delle sue superstizioni vide dopo dieci anni la sua ricchezza sperperata e le sue rughe aumentate. Con il cuore solo e lo stomaco affamato quella sera d’inverno la servitù preparò le ultime fette di carne rimaste, ma al posto dell’oro usò il pane grattugiato che dorava in frittura. “Signore, ecco i suoi lombos cum panitio” e quel giorno per la prima volta si rese conto di aver sbagliato tutto nella vita. Quel pane fritto brillava quanto l’oro ma, invece di nascondere i sapori, li esaltava avvolgendoli. Si mormora che oggi di quel ricco intellettuale sia rimasto un grande quadro che lo ritrae vecchio e in miseria mentre cucina lombos cum panitio alla corte del re.
Anche questa fiaba è farina (anzi pane) del sacco di Taste of Runway. Se proprio volete provarci e dire “ANUTA-LI” per tre volte o “SASSAX-KAN-LIAN” mentre annaffiate i quadrifogli fatelo a voce bassa per cortesia o potrebbero scambiarvi tutti per pazzi! 
Quando ho letto: “ Akris veste donne che si aspettano il meglio da un abito. Sono sicure di sé ed eleganti, apprezzano la qualità e la sobrietà e vedono la moda come il nuovo Zeitgeist . La donna Akris è riservata e sexy, non è mai superficiale e non scende a compromessi sulla qualità” ho sorriso. A volte le filosofie delle aziende divertono e fanno pensare. Immagino quindi che quando entreremo nei negozi Akris saremo catapultate una ad una in capsule di cristallo contenenti androidi pronti ad analizzare la nostra anima e se per caso qualcuna di noi dovesse risultare positiva all’insicurezza, all’egocentrismo o alla superficialità beh sappiate che non ci venderanno abiti. Humor a parte, per questa collezione il designer ha detto di essersi ispirato al film “Grand Prix” di Frankenheimer datato 1966. Che i motori vadano di moda per questa stagione l’abbiamo già capito dallo show di Prada. Ma quella di Akris sembra essere un’ispirazione più delicata fatta di dettagli, polsini e stampe con scene delle gare. Gli abiti si trasformano così in piccoli mondi popolati da amanti della formula uno che assistono allo spettacolo da splendidi balconi fioriti o alti palazzi. La maglia di rete non poteva certo mancare anzi sulla passerella ha sfilato un intero abito in rete. E allora che rete sia anche per noi solo che invece di indossarla la mettiamo in forno. In che senso? Continuate a leggere..
SHARE ON:Molte le soddisfazioni per il designer italiano premiato lo scorso Ottobre per la sua creatività e che, da poco, ha aperto la sua prima boutique parigina. Per l’Autunno/Inverno è riuscito a trasformare forme couture, rendendole più fresche, giovani e portabili. Se volete vedere l’intero fashion show cliccate qui. Tanto per intenderci, siamo nella stessa collezione della pizza con le patate (andate a vedere la ricetta se non vi ricordate il look).Tanti i colori che hanno sfilato, tutti brillanti e carichi di sfumature. Sembrava di essere in un’opera d’arte della pittura fiamminga per la lucidità degli elementi grafici. Il contrasto di note di questo cappottino sagomato con stampa floreale mi fa pensare ad un tenerissimo carpaccio, elegante nella forma e nel sapore per un vero Giambattista Valli. Come il designer, che in fatto di gusto ci azzecca sempre, in questo piatto il sapore della carne cruda è addolcito dal formaggio fresco e dal radicchio rosso per creare armonia per il palato. Una ricetta molto veloce per voi fashion taster che la moda la masticate veramente! 

Ce l’ho fatta! Ecco in anteprima il nostro pranzo prima di essere mangiato. L’ispirazione oggi è nata al contrario e in modo troppo divertente. Il pollo appena sfornato è in tavola e il suo colore, a metà tra il ruggine e il dorato, mi ha fatto pensare “..ma io questo pollo l’ho già visto da qualche parte”. Nel frattempo le mie amiche si sono trasformate in amazzoni con coltelli alla mano pronte per godere di quel pranzo. Allora ho gridato “FERMEEEEEE CON QUELLE MANI!” cosi a squarciagola che loro mi hanno guardata con delle facce scioccate e non capivano il senso. Quel pollo si è trasformato incredibilmente in un outfit della collezione A/I di Hermès. Ho preso la reflex ed ho scattato subito la foto. Non potevo perdermi quel momento! E voi che ne dite, preferireste avere questo completo Hermès o vi accontentate di un buon pranzo con le amiche di una vita? 
Ogni volta che sento parlare di Fendi il mio pensiero va a Roma, la città eterna. Quando si è nella capitale si respira l’aria della maison che, nel corso degli anni, ha vestito donne bellissime alla ricerca costante di meravigliosi abiti che fermassero il tempo, offrendo loro l’eterna bellezza. Questo look dice NO al ton sur ton e usa cromatismi armonici. Il capospalla è over nella linea, nel collo e anche nelle tasche. Un capo molto avvolgente a prova di freddo. Se cliccate qui potete vedere l’intera collezione di sfilata. Per combattere il gelo non servono solo tessuti pesanti, è necessario anche mangiare! Possiamo mettere il cashmere più soffice del mondo ma se nello stomaco abbiamo solo qualche carota l’effetto desiderato non sarà lo stesso. Aiutiamo i nostri vestiti e riscaldiamoci anche con del cibo gustoso! Prendete le carote che forse avreste mangiato e usatele per preparare un favoloso spezzatino cucinato nel vino rosso assieme a tante verdurine tritate. Magari non indossate il vostro cashmere preferito in cucina (non vorrei poi dovervelo rimborsare)! Quando siete davanti ai fornelli mettete qualcosa di easy, siete giustificati. Ma non ripiegate su un tessuto sintetico che si chiama pile (della serie: dalle stelle alle stalle). Si dai, chi di noi non ha un’orrenda maglia in pile nell’armadio da usare solamente quando si è sicuri di non ricevere visite? E se mai dovessimo sentire il campanello suonare siamo pronti a lanciarla sotto il letto alla velocità di flash e indossiamo il maglione più cool del mondo facendo credere di essere sempre top anche in casa? 